I miei preferiti: American Beauty (film), Terrence Malick (regista), Gene Hackman (attore), Scarlett Johansson (attrice), Dolores Claiborne (libro), Stephen King (scrittore), All night long (canzone), Alanis Morissette (cantante), Start Trek (telefilm), Isola dei famosi (reality)
30 dicembre 2006
Non ho mai giocato al videogioco omonimo perciò non posso giudicare la fedeltà della trasposizone, certo posso dire che non siamo di fronte ad una 'boiata'.

La riuscita del film è dovuta alla sua capacità di creare un'incredibile atmosfera attingendo a piene mani al tema della città fantasma ma adeguandolo ai tempi ed ai ritmi degli horror degli ultimi anni.

Rose e la figlia Sharon intraprendono un viaggio alla ricerca di Silent Hill, città fantasma nominata spesso da Sharon durante i suoi stati di sonnambulismo, in quanto la madre è convinta che si tratti della chiave per capire i disturbi della figlia.

I fatti le daranno ragione ma, ovviamente, le cose non andranno nella direzione da lei sperata. Si ritroveranno prigioniere di un incubo, la Silent Hill che troveranno risulterà tutto fuori che deserta e sarà avvolta in una nebbia perenne e da una pioggia di cenere continua dovute ad un immenso incendio che si è sviluppato nel carbone presente nel sottosuolo.

Ma se il grigio del fumo e della genere garantiscono un'atmosfera angosciante non da meno risultano gli abitanti, creature da incubo che, una volta tanto, davvero non fanno ridere ma paura.

La trama è in realtà esile, perchè appena arrivati a Silent Hill Sharon scompare ed il resto del film è costruito dalle ricerce di Rose per ritrovare la figlia; in tali ricerche incapperà in creature mostruose ed assetate di sangue in un crescendo fino al finale decisamente splatter.

Se cercate un pò di sano spavento (ed avete già visto Descent) e vi accontentate di una storia un pò traballante questo Silent Hill potrebbe soddisfarvi.

Voto personale: 6
Categorie: Film
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icon date 01:24:53 | icon author Andrea Veggiani
29 dicembre 2006
Grande delusione.

Ho scoperto ieri che dal 7 gennaio il Treno OK sulla linea Roma - Milano sarà sospeso. Per chi non lo sapesse si tratta di un treno low cost che con 9 euro permette di farsi il viaggio fra Roma e Milano (con tappe intermedie a Firenze e Bologna) e che coniuga quindi velocità e comodità di un Eurostar (le carrozze sono quelle dei primi pendolini con allestimento da prima classe) con tariffe davvero convenienti.

Ebbene dal 7 gennaio tutto questo finirà, sul sito ufficiale un comunicato recita:

La sospensione dell'offerta fra Roma e Milano, malgrado l'apprezzamento della clientela, si è resa necessaria in quanto il mantenimento dei servizi low cost su quella linea non è più economicamente sostenibile.

Ora a parte il disagio personale che mi porterà il triplicamento della mia spesa mensile per il treno mi chiedo solo quanto questa giustificazione sia vera; se l'offerta non fosse stata economicamente sostenibile vuole dire che avevano fatto male i conti? il treno era sempre bello pieno e per giunta hanno aggiunto una tratta, la Roma-Bari, che non sarà cancellata.

Ora come fa ad essere più economicamente sostenibile una Roma-Bari di una Roma-Milano?, secondo me è semplicemente perchè la Roma-Milano è una tratta di pregio e non essendoci nessun tipo di concorrenza le FS sono ragionevolmente sicure che chi si muove su quella tratta lo farà in treno anche senza il Treno OK (cosa che probabilmente non è vera nell'altro caso).

Ad ogni modo come succede spesso si chiude un servizio senza tanto clamore al contrario di quanto è successo all'avvio dello stesso, quando il TrenOK fu lanciato.

Poi posso capire che di fronte a certi deficit le ferrovie abbiano bisogno di riorganizzarsi ma non penso che questa operazione sposti così tanto il conto economico da giustificare il danno d'immagine; in fin dei conti si tratta di una mossa che colpisce direttamente i ceti più deboli che ora potrebbero non potersi più permettere certi spostamenti.
Categorie: Personale , Varie
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icon date 11:55:39 | icon author Andrea Veggiani
23 dicembre 2006
Sono davvero esasperato da questa cosa; da giorni diversi telegiornali ci bombardano con servizi in cui si dice come, segnatamente nel mondo anglossassone, in questo Natale più che mai stiano scomparendo i simboli del Natale tradizionale in nome di un politically correct esasperato e che perfino il tradizionale Merry Christmas sia stato soppiantato da un generico ed orribile Season Greetings ...

A me viene da piangere perchè se prima pensavo che fossero fenomeni non così diffusi e che magari i TG esageravano un pò ora mi devo ricredere, in questa settimana ho avuto diversi messaggi di auguri che riportavano l'odiosa dicitura.

Ma siamo matti?

Ma in nome di quale assurdo principio non posso augurare buon natale?

Ma perchè un non credente si dovrebbe offendere se comunque gli faccio un augurio?

Ma perchè un non credente si dovrebbe offendere nel vedere un presepe? male che vada non potrebbe apprezzarne il lato artistico?

Ma perchè ci si deve preoccupare tanto di queste cazzate per non offendere le sensibilità altrui quando quella stessa sensibilità viene calpestata continuamente ed in maniera ben più grave in altri modi?

Che a Guantanamo i prigionieri siano più contenti se viene bandito il Merry Christmas?

Io penso che cancellare simboli e tradizioni innoqui ma profondamente radicati in nome della tolleranza sia una pura follia e che non porti a nessun risultato.

Perciò BUON NATALE a tutti e che il Season Greetings vada di traverso a chi l'ha inventato.
Categorie: Personale
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icon date 01:25:09 | icon author Andrea Veggiani
22 dicembre 2006
Bell'adattamento di una commedia teatrale di Oscar Wild intitolata Il Ventaglio di Lady Windermere che purtroppo soffre per il titolo italiano tutt'altro che esplicativo ed addirittura fuorviante.

Meglio, molto meglio, il titolo della commedia originale o anche quello del film in inglese (del quale si ha una spiegazione durante il film).

Per il rest cast appropriato (anche se Scarlett Johansson è un pò sottotono) con una Helen Hunt perfetta ed affascinante nell'interpretare la signora Erlynn, rubamariti impenitente che sulla costiera amalfitana degli anni '30 fa strage di cuori. L'intreccio tipico della commedia degli equivoci (attenzione, si sorride ma non si ride) non ci risparmia nulla, tradimenti, litigi, spettegolezzi, riconciliazioni e fraintendimenti si susseguono con leggerezza ed ironia fino al finale forse un pò troppo buonista per i miei gusti.

Voto personale: 6,5
Categorie: Film
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icon date 23:08:09 | icon author Andrea Veggiani
20 dicembre 2006
La notizia è davvero di quelle belle; chiunque abbia un minimo a cuore le sorti del cinema italiano non può che essere contento di questa notizia.

Il nuovo film di Will Smith, The Pursuit of Happiness, il quale ha fortissimamente voluto il nostro Gabriele Muccino alla regia, ha infatti stravinto la classifica degli incassi nell'ultimo week-end guadagnando oltre 26 milioni di dollari ed andando oltre le più rosee previsioni.

Al di là del contenuto artistico del film (che è stato comunque abbastanza apprezzato anche dalla critica) il dato di fatto è che Muccino è il primo italiano a realizzare un'impresa del genere.

Tanti complimenti davvero.
Categorie: Film
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icon date 00:18:47 | icon author Andrea Veggiani
19 dicembre 2006
Remake di un classico disaster-movie degli anni 70 questo Poseidon è un onesto film d'azione con qualche buon momento e che ha il pregio di tendere ad un certo 'realismo' e quindi di non eccedere in esagerazioni tipiche di questo genere di film.

La storia è sempre la stessa, un'enorme nave da crociera (sfigatissima ...) si ribalta (a causa di un'immensa onda anomala) e comincia la lotta per la sopravvivenza degli occupanti.

Inutile dire che la gran parte morirà ma che alla fine qualcuno si salva; il regista è il Wolfgang Petersen di Troy e La tempesta perfetta ed il cast, pur di buon livello, non annovera nomi altisonanti anche se fanno capolino i redivivi Richard Dreyfuss e Kurt Russel.

Voto personale: 6
Categorie: Film
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icon date 23:39:11 | icon author Andrea Veggiani
18 dicembre 2006
In questi mesi non ho più scritto di proposito sulla finanziara, avevo già dato la mia opinione (favorevole) e, finalmente, il provvedimento è stato approvato.

E' vero che manca ancora l'ultimo passaggio alla camera, ma lì il risultato è scontato (non lo era affatto al senato). Sono tuttora confuso ed incazzato per il modo con cui è stata gestita la baracca, momenti imbarazzanti per la maggioranza ce ne sono stati tanti, troppo, ma lo stesso si può dire per l'opposizione.

Fatto sta che alla fine il mostro è stato partorito e che, secondo me, si dimostrerà molto meno mostro di quanto paventato.

L'approvazione della finanziaria è un qualcosa che non era affatto scontato ed al quale si è arrivati grazie ad una maggioranza che, nonostante tutto, è stata coesa e si è dimostrata capace di scelte coraggiose.

Fra le miriadi di cose cui questo provvedimento ha messo mano c'è, secondo me, il vero punto saliente che è il calo del cuneo fiscale. Calo che comporterà l'abbattimento dell'IRAP fino a 5000 euro per dipendente e che permetterà un taglio netto di 3 punti che, in soldoni, favoriscono il tessuto delle imprese italiane in maniera neppure confrontabile con tutti i provvedimenti emanati dal precedente governo (che liberale si professava ma che di liberale ha fatto ben poco).

Ora io mi chiedo, come si fa a dire con un provvedimento come questo che la maggioranza si è arresa all'ala radicale? davvero qualcuno crede che se questo fosse vero Rifondazione, Verdi e Comunisti Italiani avrebbero abbassato il cuneo piuttosto che alzato pensioni e/o assunto precari?

E soprattutto con quale faccia tosta Confindustria ed imprese si sono lamentate della finanziaria (fino a minacciare sfracelli sul provvedimento del TFR) quando hanno ottenuto tanto quanto mai avevano avuto prima?
Categorie: Politica
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icon date 00:18:30 | icon author Andrea Veggiani
Sabato sera dopo aver visto Volver ho visto questo Kyashan.

Premetto che il manga originale è stato uno dei miei cartoni animati preferiti e che avevo sentito parlare bene di questa trasposizione che però si discostava in parte (non poca onestamente) dal cartone originario.

Il risultato è comunque un filmone di oltre due ore che lascia a bocca aperta per quanto riguarda l'impatto visivo e sonoro e che, pur con qualche ridondanza di troppo e talora un eccesso di cripticità, non delude nemmeno per quanto riguarda la storia.

Siamo alla fine del 21 secolo e, dopo 50 anni di guerra fra Europa ed Asia, quest'ultima esce vincitrice dal conflitto; vittoria resa amara dall'inquinamento batteriologico e nucleare conseguenza della guerra e che sta portando l'umanità sull'orlo del baratro. Qui interviene lo scienziato Kotaro Azuma che riesce ad ottenere il finanziamento per i suoi studi sulle NeoCellule, cellule che permetteranno la generazione di organi umani perfettamente funzionanti ed, in prospettiva, la soluzione ad ogni problema dato da malattie e malformazioni.

I suoi studi non sono disinteressati ma hanno lo scopo di cercare di guarire la moglie Midori, gravemente malata. Nel frattempo loro figlio
Tetsuya non trova di meglio che arruolarsi nell'esercito per combattere il terrorismo, altra piaga di quei tempi disgraziati.

Suona triste? bhè siamo solo all'inizio; certo non è la leggerezza quella che troverete qui, Tetsuya infatti morirà in azione (vittima di una trappola crudele) e quando il padre lo verrà a sapere tenterà di resuscitarlo immergendole nel brodo nel quale sta cercando di coltivare le NeoCellule.

Anche se suona già complicato in realtà il bello deve ancora venire, dallo stesso brodo dal quale rinascerà il buon Tetsuia, infatti, rinasceranno altri esseri, che si chiameranno Neo-Sapiens, la gran parte dei quali, però, verranno perseguitati e trucidati.

I superstiti però troveranno rifugio in un'antica fortezza e da lì muoveranno contro gli uomini con un esercito di robot che chi conosce il manga troverà familiare.

Ma se nel cartone originale i ruoli erano netti e la trama decisamente più lineare, qui pare invece che la storia sia un pretesto per lanciare un messaggio contro guerra e violenza con i modi e le cadenze tipiche della cinematografia giappones; Kyashan (Tetsuya rinato con poteri eccezionali) non è l'eroe buono e senza macchia, nè il leader dei Neo-Sapiens è il cattivo 'tout court'.

Ma i personaggi sono tanti, la trama spesso complessa e gli eventi difficili da dipanare; detta così sembra un disastro ma quello che salva il film è l'incredibile impatto visivo che la commistione fra Computer Graphics ed attori umani e la fotografia virata spesso su un solo tono (rosso, verde, giallo ma spesso anche uno splendido bianco e nero) riescono a raggiungere.

Sono tante le sequenze mozzafiato e degne di nota, i nostalgici sicuramente adoreranno lo scontro fra Kyashan e l'esercito dei robot, nel quale potranno vedere la tipica mossa con la quale Tetsuia spacca in due il nemico, ma la mia scena preferita è sicuramente quella dell'assedio finale; un tripudio barocco ed in computer graphics che riesce addirittura più incasinato della battaglia nel deserto della Guerra dei Cloni ma che, a differenza dell'ipercinetico e favolistico episodio di Guerre Stellari, si distingue per un'atmosfera onirica ed ovattata e dai tempi dilatati.

Da fan della serie sicuramente una punta di delusione compare, ma onestamente non si può non rimanere impressionati da questo film, se ne esce con la chiara sensazione che il regista abbia messo troppa carne al fuoco e che non sia riuscito nel suo intento, ma i minuti passati durante la visione non sono tempo perso in quanto ci vengono regalati momenti di spettacolarità assoluta.

Voto personale 6,5
Categorie: Film
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icon date 00:04:10 | icon author Andrea Veggiani
17 dicembre 2006
Che film, che film, che film :)

Poche volte mi sono entusiasmato come con Volver, un film talmente bello e disarmante nella sua apparente semplicità da far letteralmente scomparire la gran parte delle altre pellicole.

Non ci sono effetti speciali nè finali a sorpresa, nessun trucco e nessun inganno per tenere alta la tensione, semplicemente un regista geniale costruisce un mondo ed una storia al femminile e riesce con leggerezza ed ironia a catturare lo spettatore che arriva al bel finale senza rendersene conto.

Raimunda (Penelope Cruz in stato di grazia) e Sole sono due sorelle dalla vita molto diversa; solare e sposata con una figlia (altra figura di primo piano) la prima, sola ed introversa la seconda.
La figura della madre che incombe su di loro (una Carmen Maura spettacolare) e la vicina Augustine concludono l'elenco dei personaggi principali, 5 donne che per un paio d'ore saranno di volta in volta vostra madre, sorella, zia e nonna, che amerete ed odierete e che vi faranno ridere e commuovere.

Stavolta le scene magistrali non sono epiche battaglie o dialoghi di attori  in preda ai loro virtuosismi, ma una tinta di capelli che Sole fa alla madre, una Raimunda che fa la pipì e contemporaneamente sente improvvisamente il profumo della madre (la mia scena preferita, chi non si commuove al ricordo del profumo unico e irripetibile della mamma?) ed una visita al cimitero dove Augustine tiene pulita e prepara la propria tomba senza che questo risulti stonato nè fuori luogo.

La mano leggera del regista ci racconta l'omicidio, l'occultamento di cadavere, il tradimento, il perdono e la redenzione ma, soprattutto, la famiglia ed i legami familiari. Il tutto è avvolto in un'atmosfera che sa d'antico, c'è il paese dove tutti conoscono tutti e dove i panni sporchi si lavano in famiglia, c'è la Spagna rurale (anche se nel viaggio fra la città dove vive Ramunda ed il paesino originario si passa attraverso una centrale eolica simbolo di modernità oltre che spettacolare scenografia) che fa da sfondo e c'è il vento, onnipresente ed eterno, che si scoprirà essere molto più che un elemento scenografico.

Nella mia personale lettera a babbo natale chiederei molto più Volver e molto meno Polar Express nel cinema prossimo venturo.

Voto personale: 9
Categorie: Film
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icon date 11:46:23 | icon author Andrea Veggiani
12 dicembre 2006
Davvero bello. Avevo letto bene di questo film e non vedevo l'ora di noleggiarlo in quanto l'accoppiata fratelli Cohen come produttori e John Turturro come regista sulla carta prometteva davvero bene.

Il film narra le vicissitudini di Nick e Kitty (due bravissimi James Gandolfini e Susan Sarandon), marito e moglie, e della crisi del loro matrimonio dovuto al tradimento di Nick che intraprende una relazione di puro sesso con Tula (staordinaria Kate Winslet).

Fosse solo per la trama non ci troveremo certo di fronte a nulla di nuovo; in questo caso però quello che conta è come viene narrata la storia, sotto forma di musical anche se questa definizione non è del tutto corretta. Ci sono le canzoni (pezzi famosissimi) ed i balletti (ma questi appena abbozzati e volontariamente goffi e divertenti) ma ci sono anche momenti surreali e dialoghi frizzanti ed esilaranti (bellissima la conversazione fra la sboccatissima Tula ed il buon Nick a letto).

Anche il dramma viene trattato con quella mix di leggerezza e cinismo che pervade tutto il film (la scena in cui la moglie affronta l'amante è da antologia) ed anche il finale non delude.

La scena più bella rimane comunque quella dell'abbandono di Tula da parte di Nick, in una sorta di citazione al contrario di Titanic (dove era il buon Di Caprio a sprofondare) sarà la nostra Tula ad andare a fondo.

Voto personale: 7,5
Categorie: Film
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icon date 17:31:19 | icon author Andrea Veggiani
6 dicembre 2006

Decisamente la meritocrazia è un concetto che in Italia fatica a farsi strada. Siamo prigionieri di mille e mille lacci e lacciuoli costituiti dagli interessi personali (o corporativi) e allergici ad ogni cosa o novità che possa portare ad un cambiamento della situazione (certo forse negativo, ma non è detto).

Settimana scorsa all'università di Bologna si è deciso di non rinnovare il contratto ad 8 docenti con contratto a termine per problemi di fondi. Per decidere chi lasciare a casa la facoltà ha deciso di utilizzare i questionari che gli studenti compilano alla fine di ogni corso e che giudicano l'operato del docente e si è deciso di 'punire' chi aveva ottenuto i voti peggiori.

Ovviamente da più parti si sono alzate voci contrarie e sono nate le solite polemiche, chi, a ragione secondo me, chiedeva che non potessero essere solo i questionari degli studenti a fare da metro (con il rischio oggettivo di vedere premiati chi dà voti alti)e chi invece semplicemente rifiutava il concetto in sè probabilmente giudicandolo pericoloso in quanto in prospettiva potrebbe minare il concetto del 'posto acquisito e comodo' che spesso permette a docenti di mantenere per anni corsi e cattedre pur fornendo un servizio oggettivamente 'scarso'.

Guarda caso poi è saltato fuori il furbo che ha proposto: ok le valutazioni ma usiamole per 'premiare' e non per 'punire' ... facile no? ... così il livello minimo è comunque garantito, poi chi proprio vuole 'strafare' allora potrà provare a fare il primo della classe. Ad ogni modo complimenti a chi ha avuto l'idea, chissà che pian piano anche da noi la meritocrazia riesca a diventare la regola e l'eccezione quando occorre prendere decisioni e valutare le persone.

Categorie: Personale
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icon date 15:07:06 | icon author Andrea Veggiani
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